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Percorsi di contaminazione e alfabetizzazione digitale: per un nuovo processo educativo che va dai bambini agli adulti e dagli adulti ai bambini

di Daniela Frau, pedagogista e psicologa, ricercatrice ARPA – Associazione per la Ricerca in Psicologia Analitica

 

 

“Se nell’umanità c’è una possibilità di apertura verso la trasformazione, questa dipende primariamente dall’Educazione. Dobbiamo pensare che noi ci siamo formati attraverso esperienze antiche e moderne che per la gran parte sono entrate in crisi. Abbiamo, proprio per noi stessi, la responsabilità di produrre un passaggio educativo. Dedicarsi all’educazione dei bambini vuol dire operare, attraverso la loro formazione, anche la nostra trasformazione.”[1]  

 

Gli smartphone, i tablet e i vari dispositivi digitali, sono onnipresenti nella vita quotidiana e stanno avendo un forte impatto e influenza sull’educazione, la famiglia, le relazioni sociali, le modalità di comunicazione e sul lavoro. I bambini sono la popolazione di utenti in più rapida crescita nell’uso di questi dispositivi, in particolar modo di tablet e smartphone, e dell’accesso ad internet.

Nonostante la loro diffusione, si sa relativamente poco circa i fattori che sono alla base dell’uso nei bambini e dei loro effetti. La casa come la scuola sono un contesto ecologico di sviluppo significativo. Eppure, l’importanza di queste influenze attualmente rimangono relativamente sconosciute. Molte ricerche sottolineano come venga modificato il comportamento, la percezione, la cognizione, il nostro pensiero, le nostre emozioni e la psiche.

Alla scarsa efficacia con cui attualmente sono usate le tecnologie nelle scuole si contrappone la facile fruibilità tecnologica a cui hanno accesso anche bambini molto piccoli (0-6 anni): i dispositivi, oramai, sono diventati parte della famiglia.

Per questo motivo, proponiamo un incontro formativo durante il quale verranno analizzate e affrontate luci e ombre di questo mondo nuovo e dei diretti interessati, coloro (direttori e coordinatori dei nidi, genitori, la comunità) che si pongono in una prospettiva di riflessione e stimolazione rispetto alla pervasività delle tecnologie digitali e soprattutto di tablet e smartphone per capire e descrivere il contesto del panorama italiano. La situazione è molto articolata e sfaccettata, una realtà che appare variegata.

Da qui la differente proposta didattica di nidi e scuole dell’infanzia e la differente risposta avuta dalle sperimentazioni in corso nelle varie regioni italiane. La situazione italiana ha una sua specificità e sorprendente attività con realtà scolastiche pubbliche e private e una distribuzione geografica a macchia di leopardo. Per quanto riguarda la fascia di età 0-6 anni abbiamo diversi casi di sperimentazione che tentano un approccio a una dimensione, quella delle tecnologie digitali (smartphone, tablet) imprescindibile.

Questi esempi fotografano il tentativo da parte delle agenzie educative di condividere e sensibilizzare tutti coloro che in modo differente sono già entrati in contatto o in possesso di questi mezzi all’uso consapevole di tali tecnologie: educatori, genitori, bambini, la “comunità” nel suo complesso. La direzione in cui stiamo andando delinea e descrive una sottovalutazione della rivoluzione digitale in cui siamo immersi: in sostanza una difficile relazione.

La domanda che mi sono posta e che pongo e che sarà il filo conduttore dell’incontro è questa: se sia giusto e didatticamente coretto e adeguato offrire a dei bambini così piccoli questo tipo di stimolazione valutando e confrontando le sperimentazioni italiane in corso e le ricerche fin qui condotte a livello internazionale o se sia più adeguato aspettare il momento giusto, come si fa ad esempio con l’insegnamento dell’alfabeto, cioè della scrittura e della lettura.

I bambini si devono formare con un altro tipo di esperienze e poi essere stimolati, introdotti a consolidare questo tipo di nuova conoscenza?

L’influenza del nostro comportamento nel contesto e l’adozione di buone pratiche di alfabetizzazione digitale possono portarci ad una maggiore riflessione e consapevolezza nel rapporto così ambivalente con queste nuove tecnologie che ormai son parte di noi e comprendere come l’educazione del bambino possa trarre vantaggio da tale conoscenza.

“La tecnologia può ampliare l’effetto di un ottimo insegnamento ma un’ottima tecnologia non può sostituire un cattivo insegnamento”(OCSE)

 

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[1] M. Pistoletto, il Terzo Paradiso, Venezia, Marsilio, 2010, p. 46

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